Le Nostre Storie

Diyana

Mi chiamo Diyana Ghezzi e mi ritengo una ragazza particolare. Sono generosa, solare e testarda tutto insieme; i miei genitori hanno adottato me e mio fratello e da Plovdiv in Bulgaria sono arrivata in Italia quando avevo tre anni e mezzo. Amo gli animali, tanto che ho frequentato per due anni un corso cinofilo. In realtà amo imparare in generale e voglio sempre accrescere le mie capacità per essere indipendente. Ho frequentato il secondo anno di superiori nell’istituto Caterina Caniana nell’indirizzo settore moda sospendendo gli anni successivi, ma non mi bastava così poco. Volevo lavorare e essere autonoma per me e la mia famiglia, e nel 2017 ho iniziato il mio primo incarico nella cooperativa Lavorare Insieme nel settore confezionamenti e da lì sono andata sempre avanti. Sono entrata in Why Not nel 2019. Per i primi sei mesi ho lavorato nel negozio alimentare “Ciborobico” nel Villaggio degli Sposi, mi

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Sabrina

Piacere, sono Sabrina, e per me voglio una vita dignitosa anche se ho una fragilità. Prima di entrare in Why Not avevo una routine molto semplice. Al mattino mi alzavo verso le 8.30 9.00, mi sistemavo con calma e  mi recavo presso una casa di Curno dove mi trovavo con altri ragazzi della coop. Biplano e qui si cucinava o si sistemava, e successivamente avevo tutti i pomeriggi a mia disposizione. Non ero mai stanca. Il che sembra positivo, senonchè la mia mente non si fermava mai e continuavo a pensare a come “rendere la mia vita decorosa” senza un lavoro. Ora invece la mia routine è questa: dal lunedì al venerdì mi alzo alle 6.40, prendo l’autobus e alle 9 inizio puntuale il mio incarico. È dura, lavorare stanca come diceva Pavese, e a volte le giornate partono storte, perché i mezzi sono pieni, o i colleghi indaffarati ti

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Ingrid

Piacere, sono Ingrid. Per tutta la mia vita ho lavorato nello sport e nel fitness, mi occupavo di far muovere ed allenare la gente, era quello che sapevo fare meglio ed era la mia passione. In seguito ad un intervento alle ginocchia, però, è diventato per me impossibile continuare a svolgere questo lavoro. Ma una mia amica, Daniela, mi ha presentato ai suoi figli, Davide e Anna, e loro mi hanno parlato di Why Not. Mi hanno proposto una mansione completamente diversa da quella che avevo svolto fino ad allora. Ero in ansia perché non avevo nessuna competenza, ma volevo imparare per tornare autonoma nei miei compiti. Inizialmente tutto mi sembrava troppo difficile, troppo veloce, troppo complicato, ma mi sono messa in gioco e ho riscoperto di avere altre capacità che non fossero solo quelle dell’atleta ed insegnante di fitness. Tutto, però, è stato possibile grazie all’accoglienza che mi ha

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Stefania

Mi presento, sono Stefania, e prima di entrare in Why Not ero triste e delusa. La mia vita è stata una fatica, anche per retroscena miei familiari, e sul lavoro incontravo solo cattiveria e sgambetti. Era molto pesante. Inizialmente lavoravo nella contabilità, poi, dopo la disabilità, mi hanno spostata in magazzino, ma non mi sono mai sentita bene in nessuno dei vari impieghi che ho svolto, perché venivo trattata senza umanità. È stata una serie di fortunati eventi a farmi incontrare Why Not. Ho conosciuto la cooperativa tramite il servizio impiego disabili di ABF e circostanze favorevoli, e ora lavoro come commessa nel negozio Ciborobico. Finalmente ho trovato un impiego soddisfacente. Ma soprattutto ho trovato una famiglia, perché qui c’è umanità, sia delle persone che nella gestione dei dipendenti, e ci si aiuta invece di farsi cattiverie. Non voglio pensare al mio futuro. Ho combattuto per tanto tempo e certe

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Greta

Mi chiamo Greta Carrara, sono una copywriter e sono non vedente, fatto che fino a poco tempo fa vi avrei specificato solo per dovere di cronaca, come un appunto in mezzo a cose importanti più che come un tratto di me. La mia disabilità non avrebbe definito chi potevo o non potevo essere. Ho fatto sci nautico e arti marziali, sono andata a vivere da sola appena ho potuto, sono entrata in un’accademia di pubblicità nonostante non vedessi le immagini e ho lavorato per 8 anni in un’agenzia internazionale a Milano su grandi clienti gestendo in team persino gli spot tivù, di cui scrivevo le sceneggiature. Oggi, so che essere non vedente mi definisce in positivo. Oggi ho lasciato l’agenzia a Milano e lavoro per Why Not, accanto anche ad altre persone con fragilità, e sono stupita io stessa di preferirlo. Non è stato immediato, questo cambiamento. Quando sono entrata

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